Luoghi, atmosfere, «scuole»: la mappa dei club si aggiorna

C’è Fermento nelle vie del jazz

Nuovi spazi, nuove serate dal sofisticato «Duke» alla «Fonderia». E l’Hinterland non resta indietro

Il Paolo Tomelleri Quartet al Caffè Doria (Fotogramma)

A Milano ogni generazione di jazzofili ha avuto come punto di riferimento almeno un locale dove si coglieva il polso del momento, si ascoltavano i musicisti attivi in città, si accendevano dibattiti fra appassionati. Non il palcoscenico delle star, com’è oggi il Blue Note, e neppure le benemerite rassegne teatrali che si illuminano in diversi momenti dell'anno, ma la realtà «di base » del far musica quotidiano. C'è ancora, oggi, qualcosa del genere? Chi segue il jazz in città sa che questi non sono tempi generosi, nonostante la gran quantità di ottimi musicisti. Eppure dal centro all'hinterland è possibile tracciare una mappa di indirizzi da conoscere. Questo è il primo indicatore significativo: la scena milanese riproduce in qualche misura quella del jazz internazionale di oggi, policentrico ed eclettico, aperto a ogni suggestione stilistica ma spesso anche diviso fra «scuole» impermeabili fra loro.

L'esterno del Fermento Art&Pub (Fotogramma)

Cosa c’è dietro. Filologia tradizionalista, gusto per lo spettacolo popolare come all'epoca dello Swing, passione per il rigore tecnico del bebop, aggressività radicale ispirata dal free, impasti sonori eterogenei come nelle avanguardie più recenti: con un po’ di pazienza è possibile trovare spazio per ogni gusto. E lo stesso può dirsi per la «personalità» dei locali, dalla birreria vecchio stile al club sofisticato, dalla «location» per eventi culturali alla balera informale. Sempre, però, è presente un elemento: la passione. Quando un locale fa spazio al jazz, foss’anche una volta al mese, sicuramente c'è qualcuno nei dintorni con una passione non comune. Anche se i musicisti sono pagati poco , anche se quella sera si andrà in perdita.


Il Jumpin Jazz Ballroom (Fotogramma)

 Le novità. Nascono anche nuovi spazi: in centro, in via Albricci, il Duke Lounge dal 30 settembre si apre al jazz il mercoledì; fuori città, a San Giuliano Milanese, da ottobre Rocca Brivio gli dedicherà ogni sabato. Fra i locali «tradizionalisti» vanno citati il Caffè Doria (nelle sale dell’omonimo Grand Hotel), attivo martedì e giovedì  e l'Ittolittos, «regno», la domenica, della Ticinum Jazz Band; più eclettico il programma del Jumpin' Jazz, che ogni sabato propone jazz «da ballo», e altrettanto spettacolare è il Jazz Café davanti all'Arco della Pace. La palma di locali storici spetta alle Scimmie (meno jazz che in passato, però), alla Salumeria della Musica e all'eroico (perché minuscolo) Nordest Café, che dal prossimo anno riprende a programmare jazz martedì e mercoledì. La Scighera, alla Bovisa, e il Baretto del Leoncavallo, danno sempre spazio a un po' di jazz, mentre nuove idee vengono dal Fermento Art& Pub, che ogni martedì propone affollate jam session di stampo neobop con le nuove leve delle scuole di musica, dalle altre jam del San Vittore e dall'imponente Fonderia Napoleonica Eugenia, con gruppi di ricerca nel tardo pomeriggio di giovedì.
 

Dintorni e sorprese. Tornando ai dintorni di Milano vanno ricordati il Centro Sergio Valmaggi di Sesto S. Giovanni, che riprende l'attività a gennaio, la birreria La Ratera di Trenno e la Trattoria 1902 di Palazzolo Milanese, che di recente ha addirittura organizzato un minifestival di tre giorni. Ma un segno confortante degli ultimi tempi è l'idea di aprire stagioni jazzistiche in spazi diversi, come gallerie d'arte e università; il Politecnico di piazza Leonardo da Vinci l'anno scorso ha organizzato diversi bei concerti all'ora di pranzo. Contiamo sul bis.

Claudio Sessa
29 settembre 2009